"Fotograferei un’idea piuttosto che un oggetto e un sogno più che un’idea"

Quando nel 1914 adottò questo pseudonimo ancora non si interessava di fotografia, ma già essa era nel suo destino: Man Ray, scelto per sostituire il suo nome impronunciabile (Emmanuel e, probabilmente, Radnitzky) potrebbe essere tradotto "raggio luminoso dell’uomo". D’altra parte non vi fu nulla di casuale nelle opere di Man Ray; ogni scelta era dettata dalla necessità di comunicare attraverso simboli, ogni opera era lo strumento con cui egli trasmetteva la sua elaborazione concettuale, culturale e immaginativa. Considerato uno dei maggiori artisti del XX secolo, la sua vita si svolse tra gli Stati Uniti (nacque a Philadelphia nel 1890 e si trasferì a New York nel 1897) e Parigi, vera sua patria artistica, dove approdò giovane trentunenne e dove morirà nel 1976.

Sia per interesse personale che per necessità di sopravvivenza (la fotografia dava da vivere più della pittura), si dedicò alla fotografia di moda e di ritratto. Scattò ritratti a tanti artisti delle più diverse arti, dalla pittura alla letteratura, dalla scultura alla musica; tra i primi Marcel Proust sul letto di morte, poi Duchamp, Picabia, Georges Braque, Pablo Picasso, Brancusi e tanti altri. Di fatto Man Ray venne in contatto durante la sua vita con gli artisti più importanti di quel periodo, sia in Europa che in America.

Spinto dalle necessità economiche lavorò anche per la moda, prima per il sarto Paul Poiret, che gli diede l’occasione di fare esperienza (riuscirà benissimo), arrivando poi a lavorare per la rivista Vogue e Harper’s Bazar, che dalla metà degli anni venti agli anni quaranta pubblicano regolarmente le sue fotografie.

Lungo il suo percorso espressivo, Man Ray sperimenta tecniche nuove, individuate attraverso una incessante ricerca allo scopo di esprimere graficamente libertà, idee, paure, angosce, desideri. Opere stimolanti, sintesi di istintività e di elaborazione concettuale per le quali usa tecniche diverse dal consueto, per sorprenderci proponendoci una percezione inedita della realtà: "In qualsiasi forma sia rappresentato, alla fine l’oggetto deve divertire, disorientare, annoiare o far riflettere, ma non suscitare ammirazione per la sua perfezione tecnica che abitualmente si cerca nelle opere d’arte. Le strade sono piene di artigiani bravissimi, ma di pochi sognatori pratici." Anche in fotografia le idee di Man Ray furono così geniali da lasciare tracce che marcarono profondamente l’indagine artistica contemporanea. La fotografia di Man Ray può essere definita un rebus, la ricostruzione di una frase attraverso un immagine, un invito continuo a vedere le cose con un occhio diverso e soprattutto un invito a vedere le cose in un modo non convenzionale.

La sua attività artistica iniziò con opere eseguite con la tecnica del Cliché Verre (1917), che consiste nell’incidere con una punta di metallo uno strato di vernice scura stesa su una lastra di vetro, creando un disegno; la lastra viene poi appoggiata su un foglio di carta sensibile. Anche se si tratta di una tecnica da considerarsi più grafica che fotografica, il risultato finale è comunque una fotografia, un primo istintivo passo per esprimere che il pensiero creativo deve predominare sulla materia.

Un’altra sperimentazione di nuove tecniche furono i suoi celebri Rayograph, "ovvero la fotografia senza macchina fotografica", come scrive nel suo Autoritratto. E poi la tecnica della solarizzazione, sperimentata con una delle sue "compagne", Lee Miller. Ex modella, poi passata alla fotografia, visse con Man Ray un sodalizio artistico e di vita. Tra le sue modelle più note c’è anche Kiki, la famosa cantante francese conosciuta in tutto il mondo come Kiki de Montparnasse.

Di Man Ray, come grande artista, si è scritto tantissimo. Già nel 1930, fu pubblicata la sua prima biografia, scritta da Georges Ribemont-Dessaignes, a prova dell’intensità instancabile della sua produzione artistica nei più svariati campi della creazione visuale, dalla pittura, alla fotografia, alla grafica, seguita a breve, nel 1934, da un altro volume monografico di James Thrall "Man Ray photographs 1920 - Paris 1934". Con Man Ray di fatto la fotografia si libera dal vincolo della riproduzione della realtà per divenire puro mezzo di espressione artistica e questo passo segnò l’avvio del suo riconoscimento, tanto dibattuto e nel corso degli anni a venire spesso contestato, nel mondo dell’arte.